Appello per Euroconfezioni
Da una vallata del Sud che resiste
un appello per una grande solidarietà
Nella Vallata del Gallico, subito a ridosso di Reggio
Calabria, è da anni che si sono sviluppate diverse realtà politiche, sociali e
produttive, significative e incisive sul territorio e determinanti anche su
aree più vaste. Qui è nato il C.S.O.A. "Angelina Cartella", protagonista della
lotta contro il ponte sullo Stretto di Messina; qui è nato il movimento popolare
"La Cartiera" contro un impianto di smaltimento di rifiuti solidi urbani della
portata di 85.000 tonnellate all'anno; qui gravita il gruppo "Aspromonte
Liberamente" che sta lottando per la riconversione di una ex base militare
americana in laboratorio per l'educazione ambientale; qui è nato il Gruppo di
acquisto solidale "Felce e Mirtillo".
Qui per 17 anni la cooperativa tessile "Euroconfezioni" ha garantito formazione, lavoro e reddito per molte donne, che hanno costruito il loro progetto di vita. È una tra le poche realtà produttive della provincia di Reggio Calabria che è riuscita ad assicurare un'attività dignitosa, in controtendenza rispetto all'ipersfruttamento e al lavoro in nero.
Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 2007 tutto questo è stato spazzato via da un incendio accidentale, che ha distrutto i macchinari, la sede ed i depositi di materiali, lasciando un cumulo di macerie fumanti, pavimenti divelti, muri devastati e ammassi informi di tutto quello che conteneva la fabbrica.
La Cooperativa Euroconfezioni è da anni impegnata ad affermare il bisogno ed il diritto ad un lavoro dignitoso ed un reddito per le donne del Sud, una realtà in cui la mafia e la malapolitica escludono dai circuiti sociali e occupazionali tutti i soggetti che non si prestano alle loro logiche. Questo Sud è stato ulteriormente devastato dal mercato neoliberalista che vi ha imposto l'estremo sfruttamento dei tempi di vita, di flessibilità di salario ed orario, realizzando enormi profitti sulla pelle di lavoratori sempre meno garantiti.
Per noi, realtà sociali e politiche impegnate nella costruzione di un mondo migliore, la Cooperativa Euroconfezioni è esempio e riferimento concreto da difendere e sostenere.
È per questo motivo che il C.S.O.A. "Angelina Cartella", l'Associazione "Aspromonte Liberamente", la "Cartiera" della Vallata del Gallico, il Movimento per la Difesa del Territorio, il Coordinamento "No Ponte", Equo Sud, il G.A.S. "Felce e Mirtillo", le Autoproduzioni Appese, il "Coordinamento reggino per il diritto all'acqua"
LANCIANO UN APPELLO
a sostegno della Cooperativa Tessile "Euroconfezioni", così duramente colpita da questo gravissimo incidente che ne ha minato le capacità produttive.
Noi, realtà di movimento siamo testimoni che la Euroconfezioni ha sempre offerto piena disponibilità a sostenere le nostre iniziative mediante la realizzazione di magliette, felpe, striscioni, gadgets ed altro.
Per la dignità del lavoro e per supportare il percorso di ripresa della cooperativa, per il reddito di queste 36 famiglie, chiediamo a tutte le realtà di impegnarsi a sostenere la Euroconfezioni, offrendole opportunità di ricostruire i laboratori e assumendo il ruolo di soggetti facilitatori per farle ottenere lavori e commesse.
Facciamo appello per l'istituzione di un fondo di solidarietà per queste lavoratrici, al fine di garantire la ripresa di una vita dignitosa fino al ripristino dei cicli produttivi, convinti che questa esperienza sia parte integrante di un progetto di resistenza condiviso.
Per questo motivo, a fronte della gravità della situazione, invitiamo tutte e tutti ad un incontro pubblico, che si terrà presso il C.S.O.A. Cartella domenica 30 dicembre alle ore 18.00, per socializzare questa splendida esperienza e sostenerne l'immediata ripresa.
Per
contatti a favore della cooperativa Euroconfezioni:
e-mail:
euroconf@libero.it
tel.
cell.: 349 4049055
Tutte/i a Gioia Tauro
Alle realtà di base, ai comitati popolari di lotta, al mondo dell’autorganizzazione, a tutte le compagne e a tutti i compagni.
Il c.s.o.a. Cartella, nella
continuità dell’impegno politico profuso nella difesa di questi territori, ha
fatto sua la “questione Gioia Tauro”. Salvaguardare i nostri territori, intesi
non soltanto come beni ambientali ma comprensivi di quei saperi e di quella
complessità di relazioni sociali che caratterizzano ogni comunità, ha
significato per noi partecipare a tutte le lotte popolari che hanno
attraversato la nostra terra: il NO alla centrale a carbone di vent’anni fa,
quello contro gli F-16 a Crotone, la battaglia contro il ponte sullo Stretto,
quella contro la realizzazione dell’impianto RSU di Pettogallico, quella contro
la privatizzazione dell’acqua, oltre alla solidarietà militante a tutte quelle
battaglie nazionali per la difesa dei beni comuni e contro la precarizzazione
della vita, a partire dal lavoro.
La Piana di Gioia Tauro riassume oggi tutte le contraddizioni di questo “sviluppo”, fatto di accaparramento di risorse, dall’aggressione e dalla devastazione dei territori, dall’imposizione di impianti inquinanti giustificati con il ricatto dell’occupazione.
Sono ormai passati nove mesi da quando abbiamo incrociato lungo il nostro percorso, donne e uomini che vivendo quotidianamente sulla loro pelle queste contraddizioni, hanno conquistato la consapevolezza e la determinazione per alzare la testa. Sono stati mesi di intenso lavoro, compiuto fianco a fianco con questi compagni di strada, nei 33 comuni della Piana, per informare su quanto sta succedendo: un intero territorio svenduto agli interessi delle multinazionali, ovvero gli interessi di pochi contro i legittimi diritti dei tanti.
E questa battaglia ha ricevuto tante adesioni e numerosi messaggi di solidarietà, da parte di quelle forze che avrebbero potuto - e dovuto - determinare un modello alternativo a quello in atto, ma anche e soprattutto, dalle popolazioni incontrate nelle piazze e nelle tante assemblee pubbliche.
È questo il caso del Coordinamento dei Portuali di Gioia Tauro, lavoratrici e lavoratori che non soltanto vivono condizioni e ritmi produttivi esasperanti, ma subiscono le esalazioni tossiche dell’inceneritore sito in prossimità dell’area portuale, che ne pregiudicano la salubrità e la sicurezza durante la loro attività.
Riteniamo grave che alla proclamazione della giornata di sciopero da loro indetta, doverosa per un’organizzazione sindacale che si occupa veramente dei diritti e delle problematiche dei lavoratori, non ci sia stata solidarietà e sostegno, eccetto che da parte della Fiom e dei Cobas - Scuola, bensì cinici attacchi e dure condanne politiche.
Riteniamo inoltre fondamentale non considerare separate la battaglia per la difesa di questi territori, da una più generale lotta contro tutte le mafie. L’asfissiante controllo attuato dalla ‘ndrangheta, non soltanto ha trasformato questa porzione di Calabria in una discarica di scorie tossiche e radioattive, ma ha messo a tacere qualsiasi voce di dissenso. Se oggi la Piana vive questa drammatica situazione, è perché chi ha osato esporsi per esprimere la propria opposizione è stato azzittito per sempre: questo è il caso di Luigi Ioculano, assassinato per avere avuto il coraggio di schierarsi contro la mafia e contro la costruzione dell’inceneritore oggi in funzione.
Combattere la ‘ndrangheta significa soprattutto aggredirla nei suoi interessi. Ed il ciclo dei rifiuti, così come quello del cemento e della movimentazione terra, sono importanti business per le ‘ndrine.
Facciamo appello a tutte e a tutti, perché il 22 dicembre sia un grande appuntamento popolare, che metta in piazza le ragioni di chi oggi resiste e lotta per difendere la propria terra.
Saremo in piazza perché abbiamo tanti SÌ, e in ognuno di questi è insito un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
Saremo in piazza perché salute, libertà, dignità, non sono per noi parole retoriche per raccattare qualche voto, ma pratica concreta di solidarietà.
c.s.o.a. "A.Cartella"
APPELLO URGENTE
Carissimi,
abbiamo bisogno del vostro aiuto per
sventare l'ennesima aggressione dettata da interessi affaristici contro
il diritto alla salute e allo sviluppo delle popolazioni della Valle
del Mercure, nonchè contro rare specie protette che ancora sopravvivono
nel Parco Nazionale del Pollino, il più grande
d'Italia, tra Calabria e Basilicata.
L'ENEL vorrebbe convertire, in pieno Parco del Pollino, una vecchia centrale elettrica, inattiva ormai da dieci anni, in una enorme centrale a biomasse (che non sono assolutamente reperibili in loco), con una procedura tanto "disinvolta" quanto incompleta, secondo l'opinione di noti esperti, e contro il volere dei cittadini e delle Istituzioni locali. Facciamoci sentire. Insieme, uniti,ce la faremo.
VI CHIEDIAMO DI
SOTTOSCRIVERE IL FORM RAGGIUNGIBILE AL SEGUENTE LINK
http://www.ilriccio.info/appello/index.html
E DI INOLTRARE LA PRESENTE AI VOSTRI CONTATTI E-MAIL
Per saperne di più sulla vicenda:
http://www.ilriccio.info/lontra/Lontra_index.html
Grazie di cuore
Ferdinando Laghi
Associazione Ambientalista "il riccio"
Castrovillari
Referente per la provincia di Cosenza dell'
Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia
VERSO IL 22 DICEMBRE...
QUALE FUTURO PER QUESTO TERRITORIO?
La Piana di Gioia Tauro rappresenta oggi l'esempio più significativo di
quella logica che vorrebbe la Calabria, e più in generale il Sud,
svenduto per favorire gli interessi delle grandi multinazionali! E' qui
che vengono ad impossessarsi a basso costo di risorse preziose come
l'acqua, è qui che vengono ad impiantare cicli produttivi inquinanti i
cui benefici si vedranno lontano dalla Calabria, è qui che vengono a
distruggere fette di territorio per accrescere le loro ricchezze!
Per ragionare insieme su qual è il futuro al quale ci vogliono costringere e per invitare alla mobilitazione del 22 dicembre a Gioia Tauro contro lo scempio che si sta realizzando, l'MDT incontrerà la cittadinanza reggina giovedì 13 dicembre, alle ore 18, presso il Cinema del DLF, via Nino Bixio; parteciperanno il prof. Alberto Ziparo, del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell'Università di Firenze, e il dr. Ferdinando Laghi, primario del reparto di medicina interna dell'ospedale di Castrovillari.
SCIOPERO!!!
IL 22 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
PER LA DIFESA DELLA PIANA DI GIOIA TAURO
Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.
A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!
La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.
Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.
Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti "normali" più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.
A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.
Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.
Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.
- Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
- Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
- Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell'ambiente
- Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
- Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
- Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
- Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria
PER TUTTE QUESTE RAGIONI
abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.
Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.
‘a terra nosta nun s’adda tuccà!