Verso l'incontro di Riace...
In vista dell'incontro nazionale del Patto di Solidarietà e Mutuo Soccorso che si terrà a Riace il 24 e il 25 maggio, la rete delle realtà calabresi di lotta che vi aderiscono si è riunita il 26 aprile al C.S.O.A. Cartella di Reggio Calabria, insieme alle soggettività messinesi con cui si condividono problematiche e lotte.
Al di là dell'impossibilità di alcune realtà di partecipare all'incontro, è stata un'occasione per ritrovarsi e per confrontarsi sulle contraddizioni che la nostra regione esprime, sempre più stridenti e che confermano una linea di tendenza storica nel segno dell'espropriazione e del degrado, che oggi si radicalizza e sembra diventare definitiva negli esiti.
La Calabria come estrema periferia coloniale dell'"impero" Europa si trova oggi più che mai oggetto di interventi devastanti che, se non efficacemente contrastati, comprometteranno definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale e renderanno invivibili, se ancor più possibile, le condizioni delle popolazioni che vi risiedono.
Dal Pollino allo Stretto, la lista delle doglianze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga e terribile.
(Continua)Incontro del PATTO calabrese
Sabato
24 e domenica 25 maggio, a Riace (RC), si terrà un incontro del Patto
Nazionale
di Solidarietà e Mutuo Soccorso.
L’appuntamento
nasce dalla volontà di far crescere e consolidare, soprattutto nel
nostro Sud,
questa rete d’esperienze resistenti e questa idea di contenitore entro
cui
mettere in relazione le pratiche e le lotte, per valorizzarle, per non
disperderle e per farne patrimonio comune.
L'incontro
riveste ancora più importanza per noi perché sarà la nostra regione ad
ospitarlo, questa Calabria che il modello di "sviluppo" imperante
vorrebbe sempre più pattumiera delle peggiori schifezze e colonia per
le grandi
multinazionali: la nostra acqua regalata alla Veolia che gestisce anche
una
bella fetta del settore rifiuti, compreso l'inceneritore di Gioia Tauro
ed il
raddoppio; la costante imposizione di servitù energetiche per una
regione che
da decenni ne esporta il surplus ma che subisce continuamente progetti
di
centrali d’ogni tipo con annessi e connessi, dagli elettrodotti ai
rigassificatori; la volontà di costruire grandi e piccole opere, dalla
SA-RC a
quel ponte sullo Stretto tornato tristemente di moda nella campagna
elettorale
in corso. Elementi che vanno aggiunti ad una situazione generale ancor
più
drammatica che ci vede confrontare con uno pseudo-capitalismo buono
solo ad
accaparrarsi i finanziamenti pubblici per poi sparire, con la presenza
di una
rigogliosa (questa si…) economia criminale diffusa e collusa con la
classe
dirigente, con una fame di lavoro che ancora oggi produce non solo
emigrazione
giovanile ma vere e proprie forme di schiavitù.
Fortunatamente
la Calabria è anche terra di Resistenze, esperienze di lotta e pure
d’insurrezione, passate e presenti: dalla Repubblica Rossa di Caulonia
alle
esperienze degli anni '70, passando per la lotta contro gli F-16 a
Crotone a
quella contro la realizzazione della centrale a carbone a Gioia Tauro,
alle
mobilitazioni di Pettogallico, Bisignano e tante altre, arrivando a
quelle
odierne.
Noi
vorremmo ritessere il filo di queste Resistenze in una tre giorni che
stiamo
organizzando, dal 25 al 27 aprile, in occasione dell'anniversario della
Liberazione e, più sommessamente, dei 6 anni di occupazione del nostro
centro
sociale.
Per
raccontare e raccontarci queste esperienze, per rafforzare e rilanciare
quest’idea
di Patto e per costruire la partecipazione all'incontro del 24 e 25
maggio,
invitiamo le realtà, i comitati, i movimenti, le comunità che in
Calabria si
stanno battendo per difendere questi territori ad un momento di
confronto,
sabato 26 aprile alle ore 10.00, nell’ambito di questa tre giorni, in
uno
spazio liberato e Resistente.
c.s.o.a. Angelina Cartella
Tutti ad Aprilia il 16 marzo!!!
Apprendiamo con stupore e indignazione, la notizia della decisione, presa dal Consiglio di Amministrazione di Acqualatina, di reintegrare Jean Louis Marie Pons, Raimondo Besson e Silvano Morandi nelle loro funzioni all'interno dello stesso organismo; gli incarichi sono stati accettati per "spirito di servizio" e per "proseguire nell'ottica di quanto già fatto"!
Ricordiamo che i tre, insieme a Paride Martella (ex presidente), Giansandro Rossi e Bernard Cynà (ex amministratori delegati), sono indagati per associazione a delinquere, abuso di ufficio, frode, falsità ideologica e truffa aggravata. In seguito ai loro arresti, annullati poi dal Tribunale del Riesame, si erano dimessi dagli incarichi che ricoprivano; dimissioni che Besson aveva presentato anche per la sua carica di a.d. di Sorical e per le quali è stato sostituito da Maurizio Del Re.
Come se l'inchiesta in corso della Procura di Latina non fosse mai partita, come se le denunce e le lotte della cittadinanza di Aprilia non ci fossero mai state, con il pieno appoggio della parte "pubblica" della società che gestisce l'acqua pontina, i tre tornano tranquillamente ai loro incarichi. Ma quanto è potente e arrogante la nostra cara Veolia?
Noi siamo vicini e solidali con le popolazioni di Aprilia, che da anni hanno deciso di autoridursi la bolletta per far fronte agli aumenti spropositati imposti da questi stessi personaggi, e saremo presenti nella loro città per la manifestazione nazionale del 16 marzo per la gestione pubblica e partecipata dell'acqua, non solo per ribadire il nostro NO alla privatizzazione selvaggia di questo preziosissimo bene, ma per dimostrare anche tutto il nostro "affetto" alla Veolia che mentre ci vende la "nostra" acqua, ci avvelena con i fumi del suo inceneritore.
Comitato Reggino
per il Diritto all'Acqua
Movimento per la Difesa
del Territorio - Calabria
La Veolia...
La Calabria nelle mani della francese Veolia
Il grande business privato - pubblico della gestione
di acqua e di rifiuti
Pagheremo anche l'aria?
In Contrada Cicerna, in prossimità del mostro che stiamo presidiando da più di 20 giorni, ci sono dei cartelli che indicano la strada verso "l'impianto di Trattamento RSU e termovalorizzazione CDR di Gioia Tauro": i cartelli sono intestati al gruppo francese VEOLIA - Servizi Ambientali.
Ma cos'è la Veolia?
È la più grande multinazionale al mondo per quel che riguarda la gestione del bene più prezioso, l'acqua, e la seconda per quel che riguarda invece, la gestione dei rifiuti. Noi calabresi la dovremmo conoscere bene, visto che è "padrona" della nostra acqua e da qualche mese, è diventata proprietaria anche della TEC, la SpA che gestisce il ciclo dei rifiuti per Calabria Sud - uno dei due "sistemi" impiantistici previsti dal piano regionale rifiuti per la Calabria.
Eppure pochi sanno che la nostra acqua è stata privatizzata, come pochi sanno che qualche giorno fa 6 importanti manager di Acqualatina, la società di gestione del servizio idrico nel capoluogo pontino, sono stati arrestati: tra questi Raimondo Besson, ormai ex amministratore delegato della So.Ri.Cal, e Jean Louis Marie Pons, rappresentante in Italia di Veolia.
La So.Ri.Cal S.p.A. è una società mista pubblico-privata con il 53,5% del capitale sociale detenuto dalla Regione Calabria (con piccole quote dalle Province e dall'ANCI regionale), ed il rimanente 46,5% dalla Acque di Calabria S.p.A..
Costituita il 26 febbraio 2003, dal 1 novembre del 2004 gestisce il complesso acquedottistico regionale, l'approvvigionamento idrico e la fornitura all'ingrosso di acqua potabile ai comuni ed altri enti. Questa gestione avrà una durata di 30 anni.
Originariamente Acque di Calabria S.p.A., che era costituita da Enel Ydro e dall'Acquedotto Pugliese, entra in So.Ri.Cal con il 49% azionario ma non sborsa un solo euro, pronta però a essere solvente con il recupero delle tariffe, man mano che saranno pagate. In seguito l'Acquedotto Pugliese ha venduto le sue quote a Enel Ydro che è rimasto quindi unico socio. Il 22 dicembre 2004 la Veolia ha acquistato il 100% del capitale di Enel Ydro.
La privatizzazione del settore significa aumento delle tariffe, anche se nel contratto con la So.Ri.Cal era previsto che queste restassero bloccate fino al 2008, se non a fronte di un reale miglioramento della qualità del servizio. Eppure le tariffe sono aumentate annualmente mentre del "reale miglioramento" del servizio non si è vista traccia. Al contrario leggiamo sui giornali di prese di posizione di uomini politici, e anche di dipendenti della ex-Casmez, che denunciano scarsa manutenzione sugli impianti con il rischio di perdere un ingente patrimonio pubblico.
E le tariffe sono destinate a subire un ulteriore e sostanziale aumento. A questo proposito è interessantissimo lo stralcio di un intervento del consigliere regionale Abramo, ex-sindaco di Catanzaro e candidato del centro-destra a ricoprire il ruolo di governatore, che ne auspicava una discussione in Consiglio, durante la seduta del 10 novembre 2006: «...vi garantisco che i comuni con il piano industriale previsto dalla Sorical che oggi fanno pagare ai propri concittadini l'acqua al costo di 280 di vecchie lire al metro cubo (quindi € 0,14), non sopporteranno dal punto di vista economico le 2.400 lire (€ 1,24) che sono state previste nel piano industriale della Sorical. [...] Se non discuteremo di queste problematiche, rischiamo di avere un territorio e soprattutto di avere comuni che rischiano il dissesto finanziario. Tutti e 409 comuni della Calabria».
Raimondo Besson era un importante dirigente dell'ufficio regionale del Lazio che, all'epoca della giunta Badaloni, si occupò del disegno degli ambiti idrici e della legge regionale che regolamenta l'acqua laziale. I consiglieri d'amministrazione di parte privata passano quindi da un gestore all'altro, mentre le diverse imprese controllate da Veolia si scambiano consulenze e sistemi gestionali: tanto per fare un esempio la stessa Acqualatina, il cui 49% è in mano alla Veolia, ha venduto nel 2005 consulenze alla So.Ri.Cal per 514 mila euro.
Veolia quando entra nelle gestioni miste promette di apportare le competenze e spesso vince le gare grazie a questa promessa. Peccato che i costi di queste consulenze e dei gettoni di presenza dei consiglieri che girano l'Italia portino ad aumenti e a «squilibri finanziari» che i comuni saranno costretti a ripianare. Sono proprio questi appalti "particolari", considerati truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a spingere la Procura di Latina ad emanare le 6 ordinanze di custodia cautelare.
Il 31 maggio del 2007, gli organi di informazione finanziaria salutano con entusiasmo la notizia dell'acquisto da parte di Veolia, del 75% dell'azienda di gestione rifiuti spezzina TM.T., di proprietà di Termomeccanica. Questa partecipazione potrà essere portata al 100% entro il 2012. La TM.T ha realizzato nel 2006 un fatturato proforma di 97 milioni. Tenuto conto dei progetti in corso, questa cifra dovrebbe subire una "crescita significativa nel corso dei prossimi anni e raggiungerà circa 200 milioni nel 2011", ha precisato Veolia.
Ciò ha comportato che l'88,98% della TEC S.p.A. è passato di mano, arrivando in quelle avide dei nostri "amici" d'oltralpe. Ma il passaggio azionario non è bastato a sanare il pesante conflitto di interessi tra la TEC e le società miste per la raccolta di rifiuti: sia Piana Ambiente che Fata Morgana sono controllate, come partner privati, dalla Termomeccanica, padrona ancora del 25% di TM.T. e con tutto l'interesse a incrementare gli utili dell'unico inceneritore del meridione.
Le "buone intenzioni" della Veolia si sono evidenziate a Napoli, dove si era, in un primo tempo, ritirata dalla gara d'appalto per la gestione dei rifiuti campani e per la costruzione di tre nuovi inceneritori, salvo poi rientrare in grande stile. Motivo di questo colpo di scena? Il bravo Prodi, prima di farsi da parte, ha lasciato l'ultimo regalino: ha firmato il decreto per sbloccare i contributi alla costruzione degli inceneritori, quei Cip6 che i cittadini pagano per le energie rinnovabili e che l'Italia, oggetto per questo di procedure di infrazione da parte dell'Unione Euroepa, usa per finanziare anche gli inceneritori. Se non ci fossero questi finanziamenti, il 7% delle nostre bollette Enel, i "termovalorizzatori" non sarebbero appetibili per gli investitori privati: sono i Cip6 che valorizzano i rifiuti per i privati, che ci guadagnano 55 euro per ogni tonnellata incenerita.
L'ennesima riprova che l'incenerimento dei rifiuti è solo un grande business, buono ad attrarre le grandi multinazionali straniere tornate a colonizzare i nostri territori.
Presidio Permanente a Gioia Tauro
Si è iniziato un presidio permanente per monitorare l'attività dell'inceneritore di Gioia Tauro, dopo le segnalazioni dei cittadini del "Bosco/Sovereto" dell'arrivo di numerosi camion scortati dalla polizia. Il presidio, promosso da MDT insieme agli stessi cittadini, vuole essere anche punto informativo contro l'incenerimento dei rifiuti.
Gli ultimi avvenimenti di Napoli e la disponibilità dichiarata dal governatore calabrese Loiero ad accogliere rifiuti provenienti dalla Campania, non sono altro che il tentativo di far credere ai cittadini che il problema dei rifiuti si risolva con gli inceneritori. Ciò è spudoratamente falso!
Riteniamo che l'emergenza rifiuti a Napoli non si risolva mandando in giro per l'Italia l'immondizia, soprattutto in una regione come la Calabria che è appena uscita (si spera...) da una gestione commissariale durata 10 anni.
Il presidio è davanti all'inceneritore di Gioia Tauro, gestito dalla Veolia: chi volesse partecipare, darci un aiuto o anche passare per un saluto o un gesto di vicinanza, sarà il benvenuto.
Questo presidio ha bisogno della partecipazione e del sostegno di tutte e tutti!
Sulla situazione campana
In Campania 14 anni di Commissariamento ed una gestione rifiuti finalizzata unicamente all'incenerimento, hanno provocato una situazione al collasso con centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti non raccolti per strada, impianti di finto CDR – combustibile da rifiuti - che impacchettano l'immondizia tal quale per "stoccarla" in terreni agricoli nell'attesa dell'entrata in funzione dei c.d. "termovalorizzatori", continue aperture da parte del Commissariato per l'emergenza rifiuti di nuove discariche spesso di proprietà o gestite dalla camorra, le stesse dove in passato sono state smaltite tonnellate di rifiuti tossici, come i fanghi tossici di Marghera.
Tutto ciò mentre sparivano milioni e milioni di euro che hanno arricchito affaristi, camorristi e politicanti (se senso ha differenziarli) e mentre venivano disattese le richieste dei comitati di attivare la raccolta differenziata (assolutamente ostacolata), il riciclaggio ed il compostaggio.
Oggi l'emergenza Campania è riesplosa in tutta la sua drammaticità e gli scontri con le forze dell'ordine, le barricate e i cassonetti incendiati riempiono le prime pagine di tutti i mezzi di comunicazione, che additano chi protesta come camorrista.
Apprendiamo ora che esiste anche una camorra ambientalista!
Assistiamo
scandalizzati alle dichiarazioni di quei mezzi politicanti di carriera,
unici responsabili di tale situazione, che affermano di non aver
nessuna responsabilità e che semmai ci fosse stata questa dovesse
essere imputata alla camorra.
VERGOGNA!
Noi sappiamo bene chi sono i veri terroristi, i veri camorristi, i veri criminali!
Rimaniamo scandalizzati di fronte al giornalismo italiano, "libero" e "democratico",che
affronta l'argomento con trasmissioni televisive senza contraddittorio,
nelle quali viene invitato solo chi è a favore degli inceneritori e mai
un medico, uno specialista "oncologo" contrario, magari uno
dell'Istituto Superiore di Sanità.
Dando
informazioni incomplete e spesso inesatte si rende un servigio a chi ha
interesse a propinare modelli ultramoderni di "termovalorizzatori" a
loro dire del tutto innocui e che, quasi quasi, profumano l'aria.
Ci
penseranno i cittadini, i medici ed i tecnici liberi ed onesti a
ricordare all'opinione pubblica poche cose ma vere, sacrosante e
certificate:
DI INCENERITORI E DISCARICHE SI MUORE!
La Campania ha una mortalità dovuta a malattie tumorali molto più alta di ogni statistica nazionale.
E' evidente la strumentalità di questa nuova crisi, che riteniamo dettata dalle solite lobbies e
pianificata dai governi nazionali e regionali per avviare questa
gigantesca campagna a favore dell'incenerimento, liquidando tutte le
forme di opposizione a questa barbarie.
Vogliono
metterci gli uni contro gli altri, farci credere che è colpa di chi si
oppone agli inceneritori se esistono ancora le discariche.
FALSO! FALSO! FALSO!
Gli
inceneritori non eliminano le discariche, le rendono croniche,
producendo un terzo dei rifiuti "smaltiti" in ceneri altamente
tossiche.
Lungi
dall'essere la soluzione, l'incenerimento è il problema e le migliaia
di sostanze nocive che escono dai camini e che la legge prende in
considerazione solo in parte sono devastanti per la salute umana.
L'intervento
dell'esercito, tanto auspicato da diversi benpensanti anche di
"sinistra", renderà ancora più autoritaria la logica dell'emergenza e
servirà a reprimere chi osa pensare di poter vivere in maniera
dignitosa e a garantire chi la situazione l'ha provocata - camorra,
imprenditori e politici - e non certo chi la subisce - i cittadini!
La repressione che colpisce oggi i cittadini di Pianura colpirà domani allo stesso modo chi altrove osa opporsi alle
lobbies dell'incenerimento che si nutrono dei soldi pubblici
pagati da noi contribuenti attraverso la truffa dei CIP 6 nella
bolletta dell'energia elettrica.
Oggi, oltre alla salute dei cittadini viene messo a rischio il concetto stesso di democrazia.
Noi
qui in Calabria combattiamo la stessa lotta delle popolazioni campane,
la stessa logica perversa che ci impone l'incenerimento e le
discariche.
Per
questo una delegazione di MDT - Calabria ha portato direttamente a
Napoli la solidarietà e la vicinanza del Movimento e dei cittadini
della Piana, proprio mentre altri militanti operavano un presidio di
protesta e sensibilizzazione di fronte alla Prefettura di Reggio
Calabria.
Solidarietà non significa però ritenere giusto che la Calabria accolga i rifiuti che vengono dalla Campania, semplicemente perché ciò non risolverebbe il problema, perché sarebbe una contraddizioni in termini: come può una regione in emergenza rifiuti da 10 anni contribuire a risolvere un'altra emergenza? Ma anche se, come noi crediamo, questa emergenza in Calabria non c'è mai stata, lo stesso non riteniamo praticabile questa soluzione perché il problema di Napoli si può risolvere direttamente a Napoli se solo ci fosse la volontà politica per farlo: separando là quei rifiuti ed attivando le discariche previste dal loro piano rifiuti.
Noi non ci fidiamo dei rifiuti che arriverebbero da Napoli: quali arriverebbero, quelli che vediamo per strada in questi giorni o quelli già stoccati nelle discariche, di cui non si conosce la natura?
Non ci fidiamo del modo con il quale la regione Calabria intenderebbe smaltirli questi rifiuti e siccome siamo contrari all'incenerimento dei rifiuti questa soluzione non è da noi ritenuta inaccettabile.
Inoltre vorremmo chiedere al governatore Loiero a chi sarebbe rivolto questo atto di solidarietà, ai campani o Bassolino, tra i principali responsabili di questo disastro?
Noi auspichiamo che i Bassolino di turno smettano al più presto di causare danni ai cittadini e quindi nessuna solidarietà per lui ed i suoi compari!
Appello per Euroconfezioni
Da una vallata del Sud che resiste
un appello per una grande solidarietà
Nella Vallata del Gallico, subito a ridosso di Reggio
Calabria, è da anni che si sono sviluppate diverse realtà politiche, sociali e
produttive, significative e incisive sul territorio e determinanti anche su
aree più vaste. Qui è nato il C.S.O.A. "Angelina Cartella", protagonista della
lotta contro il ponte sullo Stretto di Messina; qui è nato il movimento popolare
"La Cartiera" contro un impianto di smaltimento di rifiuti solidi urbani della
portata di 85.000 tonnellate all'anno; qui gravita il gruppo "Aspromonte
Liberamente" che sta lottando per la riconversione di una ex base militare
americana in laboratorio per l'educazione ambientale; qui è nato il Gruppo di
acquisto solidale "Felce e Mirtillo".
Qui per 17 anni la cooperativa tessile "Euroconfezioni" ha garantito formazione, lavoro e reddito per molte donne, che hanno costruito il loro progetto di vita. È una tra le poche realtà produttive della provincia di Reggio Calabria che è riuscita ad assicurare un'attività dignitosa, in controtendenza rispetto all'ipersfruttamento e al lavoro in nero.
Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 2007 tutto questo è stato spazzato via da un incendio accidentale, che ha distrutto i macchinari, la sede ed i depositi di materiali, lasciando un cumulo di macerie fumanti, pavimenti divelti, muri devastati e ammassi informi di tutto quello che conteneva la fabbrica.
La Cooperativa Euroconfezioni è da anni impegnata ad affermare il bisogno ed il diritto ad un lavoro dignitoso ed un reddito per le donne del Sud, una realtà in cui la mafia e la malapolitica escludono dai circuiti sociali e occupazionali tutti i soggetti che non si prestano alle loro logiche. Questo Sud è stato ulteriormente devastato dal mercato neoliberalista che vi ha imposto l'estremo sfruttamento dei tempi di vita, di flessibilità di salario ed orario, realizzando enormi profitti sulla pelle di lavoratori sempre meno garantiti.
Per noi, realtà sociali e politiche impegnate nella costruzione di un mondo migliore, la Cooperativa Euroconfezioni è esempio e riferimento concreto da difendere e sostenere.
È per questo motivo che il C.S.O.A. "Angelina Cartella", l'Associazione "Aspromonte Liberamente", la "Cartiera" della Vallata del Gallico, il Movimento per la Difesa del Territorio, il Coordinamento "No Ponte", Equo Sud, il G.A.S. "Felce e Mirtillo", le Autoproduzioni Appese, il "Coordinamento reggino per il diritto all'acqua"
LANCIANO UN APPELLO
a sostegno della Cooperativa Tessile "Euroconfezioni", così duramente colpita da questo gravissimo incidente che ne ha minato le capacità produttive.
Noi, realtà di movimento siamo testimoni che la Euroconfezioni ha sempre offerto piena disponibilità a sostenere le nostre iniziative mediante la realizzazione di magliette, felpe, striscioni, gadgets ed altro.
Per la dignità del lavoro e per supportare il percorso di ripresa della cooperativa, per il reddito di queste 36 famiglie, chiediamo a tutte le realtà di impegnarsi a sostenere la Euroconfezioni, offrendole opportunità di ricostruire i laboratori e assumendo il ruolo di soggetti facilitatori per farle ottenere lavori e commesse.
Facciamo appello per l'istituzione di un fondo di solidarietà per queste lavoratrici, al fine di garantire la ripresa di una vita dignitosa fino al ripristino dei cicli produttivi, convinti che questa esperienza sia parte integrante di un progetto di resistenza condiviso.
Per questo motivo, a fronte della gravità della situazione, invitiamo tutte e tutti ad un incontro pubblico, che si terrà presso il C.S.O.A. Cartella domenica 30 dicembre alle ore 18.00, per socializzare questa splendida esperienza e sostenerne l'immediata ripresa.
Per
contatti a favore della cooperativa Euroconfezioni:
e-mail:
euroconf@libero.it
tel.
cell.: 349 4049055
Tutte/i a Gioia Tauro
Alle realtà di base, ai comitati popolari di lotta, al mondo dell’autorganizzazione, a tutte le compagne e a tutti i compagni.
Il c.s.o.a. Cartella, nella
continuità dell’impegno politico profuso nella difesa di questi territori, ha
fatto sua la “questione Gioia Tauro”. Salvaguardare i nostri territori, intesi
non soltanto come beni ambientali ma comprensivi di quei saperi e di quella
complessità di relazioni sociali che caratterizzano ogni comunità, ha
significato per noi partecipare a tutte le lotte popolari che hanno
attraversato la nostra terra: il NO alla centrale a carbone di vent’anni fa,
quello contro gli F-16 a Crotone, la battaglia contro il ponte sullo Stretto,
quella contro la realizzazione dell’impianto RSU di Pettogallico, quella contro
la privatizzazione dell’acqua, oltre alla solidarietà militante a tutte quelle
battaglie nazionali per la difesa dei beni comuni e contro la precarizzazione
della vita, a partire dal lavoro.
La Piana di Gioia Tauro riassume oggi tutte le contraddizioni di questo “sviluppo”, fatto di accaparramento di risorse, dall’aggressione e dalla devastazione dei territori, dall’imposizione di impianti inquinanti giustificati con il ricatto dell’occupazione.
Sono ormai passati nove mesi da quando abbiamo incrociato lungo il nostro percorso, donne e uomini che vivendo quotidianamente sulla loro pelle queste contraddizioni, hanno conquistato la consapevolezza e la determinazione per alzare la testa. Sono stati mesi di intenso lavoro, compiuto fianco a fianco con questi compagni di strada, nei 33 comuni della Piana, per informare su quanto sta succedendo: un intero territorio svenduto agli interessi delle multinazionali, ovvero gli interessi di pochi contro i legittimi diritti dei tanti.
E questa battaglia ha ricevuto tante adesioni e numerosi messaggi di solidarietà, da parte di quelle forze che avrebbero potuto - e dovuto - determinare un modello alternativo a quello in atto, ma anche e soprattutto, dalle popolazioni incontrate nelle piazze e nelle tante assemblee pubbliche.
È questo il caso del Coordinamento dei Portuali di Gioia Tauro, lavoratrici e lavoratori che non soltanto vivono condizioni e ritmi produttivi esasperanti, ma subiscono le esalazioni tossiche dell’inceneritore sito in prossimità dell’area portuale, che ne pregiudicano la salubrità e la sicurezza durante la loro attività.
Riteniamo grave che alla proclamazione della giornata di sciopero da loro indetta, doverosa per un’organizzazione sindacale che si occupa veramente dei diritti e delle problematiche dei lavoratori, non ci sia stata solidarietà e sostegno, eccetto che da parte della Fiom e dei Cobas - Scuola, bensì cinici attacchi e dure condanne politiche.
Riteniamo inoltre fondamentale non considerare separate la battaglia per la difesa di questi territori, da una più generale lotta contro tutte le mafie. L’asfissiante controllo attuato dalla ‘ndrangheta, non soltanto ha trasformato questa porzione di Calabria in una discarica di scorie tossiche e radioattive, ma ha messo a tacere qualsiasi voce di dissenso. Se oggi la Piana vive questa drammatica situazione, è perché chi ha osato esporsi per esprimere la propria opposizione è stato azzittito per sempre: questo è il caso di Luigi Ioculano, assassinato per avere avuto il coraggio di schierarsi contro la mafia e contro la costruzione dell’inceneritore oggi in funzione.
Combattere la ‘ndrangheta significa soprattutto aggredirla nei suoi interessi. Ed il ciclo dei rifiuti, così come quello del cemento e della movimentazione terra, sono importanti business per le ‘ndrine.
Facciamo appello a tutte e a tutti, perché il 22 dicembre sia un grande appuntamento popolare, che metta in piazza le ragioni di chi oggi resiste e lotta per difendere la propria terra.
Saremo in piazza perché abbiamo tanti SÌ, e in ognuno di questi è insito un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
Saremo in piazza perché salute, libertà, dignità, non sono per noi parole retoriche per raccattare qualche voto, ma pratica concreta di solidarietà.
c.s.o.a. "A.Cartella"
APPELLO URGENTE
Carissimi,
abbiamo bisogno del vostro aiuto per
sventare l'ennesima aggressione dettata da interessi affaristici contro
il diritto alla salute e allo sviluppo delle popolazioni della Valle
del Mercure, nonchè contro rare specie protette che ancora sopravvivono
nel Parco Nazionale del Pollino, il più grande
d'Italia, tra Calabria e Basilicata.
L'ENEL vorrebbe convertire, in pieno Parco del Pollino, una vecchia centrale elettrica, inattiva ormai da dieci anni, in una enorme centrale a biomasse (che non sono assolutamente reperibili in loco), con una procedura tanto "disinvolta" quanto incompleta, secondo l'opinione di noti esperti, e contro il volere dei cittadini e delle Istituzioni locali. Facciamoci sentire. Insieme, uniti,ce la faremo.
VI CHIEDIAMO DI
SOTTOSCRIVERE IL FORM RAGGIUNGIBILE AL SEGUENTE LINK
http://www.ilriccio.info/appello/index.html
E DI INOLTRARE LA PRESENTE AI VOSTRI CONTATTI E-MAIL
Per saperne di più sulla vicenda:
http://www.ilriccio.info/lontra/Lontra_index.html
Grazie di cuore
Ferdinando Laghi
Associazione Ambientalista "il riccio"
Castrovillari
Referente per la provincia di Cosenza dell'
Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia
VERSO IL 22 DICEMBRE...
QUALE FUTURO PER QUESTO TERRITORIO?
La Piana di Gioia Tauro rappresenta oggi l'esempio più significativo di
quella logica che vorrebbe la Calabria, e più in generale il Sud,
svenduto per favorire gli interessi delle grandi multinazionali! E' qui
che vengono ad impossessarsi a basso costo di risorse preziose come
l'acqua, è qui che vengono ad impiantare cicli produttivi inquinanti i
cui benefici si vedranno lontano dalla Calabria, è qui che vengono a
distruggere fette di territorio per accrescere le loro ricchezze!
Per ragionare insieme su qual è il futuro al quale ci vogliono costringere e per invitare alla mobilitazione del 22 dicembre a Gioia Tauro contro lo scempio che si sta realizzando, l'MDT incontrerà la cittadinanza reggina giovedì 13 dicembre, alle ore 18, presso il Cinema del DLF, via Nino Bixio; parteciperanno il prof. Alberto Ziparo, del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell'Università di Firenze, e il dr. Ferdinando Laghi, primario del reparto di medicina interna dell'ospedale di Castrovillari.
SCIOPERO!!!
IL 22 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
PER LA DIFESA DELLA PIANA DI GIOIA TAURO
Dopo anni di lotte e mobilitazioni, il 22 dicembre 1985, il 97 per cento dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, consultati attraverso un referendum popolare autogestito, esprimeva il suo netto e radicale NO alla costruzione di una centrale a carbone. La realizzazione di quest’opera, fortemente voluta dalle solite lobbies affaristico-politico-criminali, avrebbe significato la morte di quest’area.
A distanza di 22 anni, la Piana si ritrova a dover affrontare gli stessi nemici! Quelli che oggi come ieri la vorrebbero condannare a non avere un futuro!
La scarsissima attenzione da parte della classe dirigente calabrese alle problematiche ambientali e sociali, la presenza di una imprenditoria attratta soltanto dai finanziamenti pubblici, la compresenza di un’economia criminale diffusa e spesso collusa con la classe dirigente, una richiesta assillante di lavoro in una terra i cui abitanti sono tornati ad emigrare, hanno favorito la svendita di larghe fette di territorio con il fine di impiantare cicli produttivi inquinanti. Queste imposizioni, contrastate giustamente dalla popolazione, hanno trasformato la Piana in una pattumiera, con impianti buoni solo a massimizzare i profitti delle multinazionali.
Paradigma di questa logica è la centrale turbogas di Rizziconi, di proprietà del Gruppo EGL, la multinazionale svizzera dell’energia che detiene, tra l’altro, il 21% delle quote azionarie della Ratia, la società che vuole trasformare la ex-Liquichimica di Saline Joniche in una centrale a carbone “pulito”. La centrale turbogas dovrebbe entrare in funzione nei prossimi mesi, nonostante abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione VIA regionale in quanto “non apporta modifiche al livello occupazionale dell’area interessata” e “la mancata realizzazione della centrale non comporta e non comporterà un deficit di produzione di energia elettrica, rispetto alla richiesta sulla rete regionale interna”. Il Ministro all’Ambiente non solo non ha tenuto conto di questo parere, ma ha addirittura autorizzato altre due centrali a San Ferdinando e Gioia Tauro. E poi ancora il Gruppo Sensi, il Gruppo Belleli, lride SpA e Sorgenia di De Benedetti, coinvolti nella realizzazione di un rigassificatore all’interno dell’area portuale. Certamente queste società avranno del gas a basso costo per le loro centrali, come previsto negli accordi, però gli alti rischi derivanti dalla presenza dell’impianto ricadranno interamente sulle popolazioni locali.
Ma la Piana di Gioia Tauro è soprattutto la gigantesca discarica della Calabria, come ha stabilito l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale: questo meccanismo perverso, capace di passare sopra non soltanto le nostre teste, ma sulle stesse leggi dello Stato, imponendo a Gioia Tauro la costruzione di un inceneritore e, successivamente, del suo raddoppio. Saranno così bruciate 240.000 tonnellate annue di rifiuti "normali" più 30.000 speciali, causando l’emissione di diossine, di nanoparticelle, di ossidi di azoto, di monossido di carbonio, di sostanze che, respirate o ingerite attraverso gli alimenti, sono causa di tumori, leucemie, malformazioni al feto e tante altre patologie che si stanno diffondendo ed intensificando sempre più tra la popolazione della Piana.
A questo si aggiunge la costante necessità di alimentare le fornaci dell’inceneritore, da qui i pericoli delle discariche di rifiuti “tal quali” e delle scorie dell’incenerimento, residui tossici il cui smaltimento è costosissimo.
Il Commissariamento è un’esperienza piena di ombre, e in tal senso basti ricordare quanto affermato sia dal Pubblico Ministero De Magistris nell’ambito dell’inchiesta Poseidone, sia dall’ex Commissario, il Prefetto Antonio Ruggiero, sia dalla stessa Corte dei Conti. Milioni di euro di debiti ed altrettanti “scomparsi”, dipendenti fantasma, concessioni pilotate, manutenzioni costosissime ma inefficaci, interessi e cointeressi con le stesse società appaltanti.
Al danno la beffa! Secondo la Veolia, la multinazionale francese leader mondiale nel settore dei servizi ambientali, “padrona” dell’acqua calabrese e proprietaria di fatto dell’inceneritore, saremmo noi, con le nostre denunce, ad avere interessi nascosti e poco puliti.
- Per contrastare queste devastazioni e per difendere la salute, i territori, i beni comuni
- Per costruire un modello alternativo a questo sviluppo che ci vogliono imporre, basato sul protagonismo popolare e la democrazia dal basso
- Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e rispettose dell'ambiente
- Per pretendere assolutamente uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) ed una valutazione ambientale strategica (V.A.S.) su tutta la Piana di Gioia Tauro al fine di verificare la sostenibilità ambientale di tutto il territorio, rispetto al funzionamento di tutti gli impianti già esistenti, in costruzione o previsti nella Piana di Gioia Tauro
- Per ottenere la moratoria sulla realizzazione del raddoppio dell’inceneritore e delle nuove centrali turbogas, rivedendo il Piano Regionale energetico e quello dei rifiuti, verificando dal punto di vista medico e tecnico-scientifico i rischi ambientali e tenendo realmente conto del parere e delle istanze avanzate dai comitati e movimenti sorti a tutela del territorio, dell’ambiente e della salute pubblica dei cittadini
- Per chiedere la fine di tutti i conflitti di interesse in materia ambientale tra chi gestisce inceneritori bruciando rifiuti e chi dovrebbe disincentivare tale politica attraverso la raccolta differenziata e la promozione del riuso e del riciclo
- Per respingere con forza l’idea che la Piana divenga la più grande pattumiera d’Italia, quando questo territorio, attraverso il suo grande porto, l’area industriale e il sistema agro-alimentare potrebbe esprimere enormi opportunità occupazionali e di crescita economica per l’intera Calabria
PER TUTTE QUESTE RAGIONI
abbiamo indetto uno sciopero generale ed una manifestazione nazionale a Gioia Tauro, il prossimo 22 dicembre 2007, seguendo un simbolico fil rouge che lega questa lotta a quella battaglia iniziata trent’anni fa per difendere la Piana.
Nell’affermare il diritto a difendere lo nostra terra, facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al comparto agricolo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, per rafforzare questa battaglia di dignità e costruire questa mobilitazione.
‘a terra nosta nun s’adda tuccà!
Il 1 dicembre tutte/i a Roma!
Ormai non c'è più dubbio! La
Calabria, la nostra terra, è stata svenduta alle grandi multinazionali! E' qui
che vengono ad installare i loro impianti inquinanti, a comprare a basso costo
risorse e a depredare ricchezze!
Ed è un brulicare di centrali, mega-impianti, mega-strutture, grandi opere che,
con la scusa di far "sviluppare" finalmente la Calabria, la stanno
condannando a morte!
Il caso più emblematico è quello della francese Veolia, leader mondiale nel
settore dei servizi ambientali, che non soltanto è diventata padrona della
nostra acqua, come socia privata della Sorical, ma ha di recente acquistato
anche la società che gestisce l'inceneritore di Gioia Tauro (e che ne sta
costruendo il raddoppio): due settori importantissimi, vitali della nostra
terra sono in queste mani che tanti danni hanno già prodotto in giro per il
mondo.
Noi non ci stiamo, non possiamo accettare passivamente queste scelte!
Per questo, come realtà che oggi stanno lottando contro queste aggressioni,
contro la privatizzazione della nostra acqua, contro il nuovo scellerato Piano
regionale dei rifiuti, per la nostra dignità, saremo a Roma il 1 dicembre.
Rete dei
Beni Comuni - Patto di Mutuo Soccorso Calabria
Movimento per Difesa del Territorio - Calabria
Comitato Reggino per il diritto all'acqua
Comitato
della Locride per la Difesa dell'Acqua come Bene Comune
Forum del Reventino
Pullman da Reggio Calabria e provincia per partecipare alla manifestazione
Partenza dal c.s.o.a. Cartella (Via Quarnaro I, Gallico, Reggio Cal.) alle ore 24.00 del 30 novembre
Sosta a
Gioia Tauro, presso la rotatoria dello svincolo autostradale, prevista
intorno alle ore 1.00 (sarà possibile effettuare altre fermate in
prossimità degli svincoli autostradali)
Ritorno da Roma alle 20.30 del 1° dicembre
Quota € 20,00
Per info, prenotazioni e adesioni:
info@mdtcalabria.org
csoacartella@ecn.org
BERSANI CONTESTATO A LAMEZIA TERME
Ieri, 26 novembre, una cinquantina di membri del Movimento per la Difesa del Territorio (MDT) sono intervenuti per contestare il Ministro Pier Luigi Bersani, che interveniva a un convegno sull’istruzione come motore per lo sviluppo del Mezzogiorno (presente anche il ministro Fioroni).
Nel corso dell’intervento del Ministro, diversi membri del movimento hanno esposto bandiere e cartelloni (Montanaro,ora basta!!ndi nchianaro! Bersani dalla nostra salute giu le mani! Loiero parole, parole, parole...ma sarà vero?) e interrompendolo ripetutamente, per protestare, tra l’altro, contro il previsto raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro.
Di fronte alle argomentazioni dei manifestanti, Bersani ha avuto la sfacciataggine di richiamare l’esempio della Svezia dove il 40% dei rifiuti viene incenerito e solo il 60 % riciclato.
Incalzato, il Ministro si è spazientito, arrivando ad espressioni volgari come “mi avete rotto i coglioni!” per rispondere a un esponente del movimento che ricordava le intimidazioni ministeriali ai danni dell’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna, che si oppone anche lì alla proliferazione di questi mostri inquinanti.
Il gruppo è stato cacciato dalla sala attraverso l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno provveduto ad identificare 5 membri. I manifestanti hanno quindi presidiato l’uscita dal convegno, costringendo Bersani ad andar via da un’uscita di servizio.
In Calabria come ovunque in Italia ormai, dall’alto Lazio alla Val di Susa, questo governo continua a mostrare il suo volto più arrogante e, in particolare col “Ministro delle Centrali”, un atteggiamento tanto sordo alle istanze delle popolazioni locali quanto sensibile alle lobbies del capitale nazionale e transnazionale, protese a disseminare per il prossimo futuro una valanga di impianti devastanti su tutto il territorio nazionale.
In particolare nella Piana di Gioia Tauro, a una storia di malgoverno e sempre più pervasiva presenza dell’impresa mafiosa, che nel corso dei decenni ha fatto scempio di una delle aree ha più spiccata vocazione agricola della regione, si aggiunge lo storico atteggiamento dei governi nazionali teso ad identificare questo, assieme ad altri, come territorio discarica dove ammassare impianti inquinanti e saccheggiare risorse e territorio.
Vent’anni fa, una mobilitazione epocale della popolazione locale ha sconfitto l’ipotesi di un industrialismo d’impronta neocoloniale che voleva rispondere alle reali esigenze di sviluppo con la devastazione di stato rappresentata dalla Centrale a carbone.
Oggi, la stessa battaglia si ripropone in condizioni ben più gravi.
Una vera e propria bomba ecologica, questo stanno pianificando per il territorio della Piana politici ed affaristi nazionali:
- il raddoppio dell’inceneritore
- un mega rigassificatore, il più grande tra quelli in progetto per l’Italia
- una centrale a turbogas già in costruzione e altre due in previsione
Più il megaelettrodotto ad altissima tensione, centrale nella rete che, attraverso la regione, allaccia la Sicilia e il nord Africa alla penisola. Tutto ciò in una regione che esporta più del 20% dell’energia prodotta.
INVITIAMO TUTTI I MOVIMENTI E LE RETI NAZIONALI A PARTECIPARE CON UNA DELEGAZIONE IN OCCASIONE DELLO SCIOPERO DELLA PIANA DI GIOIA TAURO CONTRO IL RADDOPPIO E GLI ALTRI ECOMOSTRI
IL 22 DICEMBRE TUTTI A GIOIA TAURO
CONTRO LA DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO
IN DIFESA DEI BENI COMUNI
1 dicembre 2007 - Manifestazione a Roma
1 DICEMBRE 2007 - ROMA
con ritrovo ore 14.30 Piazza della Repubblica
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
RIPUBBLICIZZARE L'ACQUA, DIFENDERE I BENI COMUNI!
MORATORIA SUBITO CONTRO TUTTE LE PRIVATIZZAZIONI!
IMMEDIATA APPROVAZIONE DELLA LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE!
UNA GRANDE OPERA PUBBLICA : RISTRUTTURARE LE RETI IDRICHE!
GESTIONE PUBBLICA E PARTECIPATA DAI LAVORATORI E DALLE COMUNITÀ LOCALI!
Siamo donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l' Acqua.
Insieme abbiamo raccolto più di 400.000 firme a sostegno della proposta
di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione
pubblica dell'acqua.
La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa e' il segno
più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e
radicato nei territori, che vuole fermare i processi di privatizzazione
portati avanti in questi anni dalle politiche liberiste, che reclama il
riconoscimento dell'acqua come bene comune e diritti umano universale
da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto, che lotta per
ottenere la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione
democratica e partecipativa.
Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale l'1 dicembre per rendere ancora più visibile questa volontà e per mettere al centro gli obiettivi che intendiamo sostenere in questa fase della nostra iniziativa.
Chiediamo a tutte le realtà impegnate nelle lotte e nei territori per la difesa dei beni comuni e dei diritti sociali di considerare l'appuntamento del 1 dicembre uno spazio aperto dentro il quale intrecciare le rispettive esperienze nel filo comune della costruzione dell'"altro mondo possibile".
CHIEDIAMO CHE LA DISCUSSIONE SULLA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE PROCEDA SPEDITAMENTE FINO ALLA SUA DEFINITIVA APPROVAZIONE
La discussione in Parlamento deve procedere senza indugi, essere aperta e partecipata dalle esperienze e dalle vertenze in corso e finalizzata ad approvare i punti di fondo della nostra proposta: tutela e pianificazione della risorsa idrica, ripubblicizzazione del servizio idrico e suo governo partecipato, intervento della fiscalità generale per garantire a tutti il quantitativo minimo vitale e per finanziare una parte degli investimenti, provvedimenti di solidarietà internazionale.
CHIEDIAMO UN PROVVEDIMENTO URGENTE DI MORATORIA SUGLI AFFIDAMENTI AI PRIVATI E CHE LA LEGGE FINANZIARIA CONTENGA PROVVEDIMENTI PER IL RISPARMIO IDRICO E LA RISTRUTTURAZIONE DELLE RETI
Nei mesi scorsi abbiamo ottenuto l'approvazione della moratoria alla
Camera dei Deputati, ma l'analogo provvedimento è ora impantanato al
Senato. Vi è ormai la certezza che esso non venga approvato entro la
fine dell'anno, con la prevedibile conseguenza di un'ulteriore
accelerazione degli affidamenti del servizio con il ricorso alle gare.
Per questo la legge Finanziaria deve intervenire in modo inequivocabile, approvando subito la moratoria.
La medesima legge Finanziaria deve inoltre intervenire con
provvedimenti che pongano al centro l'acqua come bene comune e siano
finalizzati al risparmio della risorsa attraverso:
a) l'incentivazione del risparmio idrico in agricoltura (passaggio a
sistemi di irrigazione a minor consumo di acqua) nell'industria e negli
usi domestici (obbligatorietà di reti duali e sistemi di recupero
dell'acqua piovana);
b) l'istituzione di un Fondo nazionale per la ristrutturazione delle
reti idriche, dotato di adeguate risorse, in grado di intervenire sulla
situazione non più sopportabile delle perdite e degli sprechi.
LOTTARE PER L'ACQUA PUBBLICA SIGNIFICA ANCHE BATTERSI PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E CONTRO LA LORO MERCIFICAZIONE
Siamo impegnati per ottenere che l'acqua sia considerata bene comune e sottratta alle logiche del mercato.
Vogliamo nello stesso tempo affermare con forza che la nostra battaglia
per l'acqua è anche battaglia per tutti i beni comuni - dall'energia ai
rifiuti, dal territorio all'abitare, dalla salute all'istruzione, dalla
conoscenza alla sicurezza sociale- e parla e sostiene tutte le lotte
che in questi anni si sono sviluppate in loro difesa.
La nostra manifestazione vive e vuole dare forza a tutte quelle
vertenze territoriali che si sono battute per sottrarre i beni comuni
naturali e sociali al predominio della logica del mercato e per
affermare un nuovo protagonismo e volontà di contare da parte delle
comunità locali.
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
www.acquabenecomune.org